
Il pianista Elia Cecino, 23 anni di Casale, giovedì 20 nell’Auditorium Sant’Artemio con Schumann, Brahms e Chopin
Tra un impegno internazionale e un altro, Elia Cecino torna a suonare a Treviso, giovedì 20 febbraio alle 20.45 nell’Auditorium Sant’Artemio per la rassegna Matti per la Musica di Asolo Musica. Il 23nne pianista casalese, che tra i numerosi prestigiosi concorsi vinti annovera il Premio Venezia e l’Iturbi International Piano Competition di Valencia, proporrà un insolito programma dedicato al pianoforte romantico.
Elia Cecino, cosa ascolterà il pubblico di Matti per la Musica?
«Sarà un gioco di rimandi tra Robert Schumann, Fryderyk Chopin e Johannes Brahms. Inizierò con una vera chicca, le Variazioni su un Notturno di Chopin: un brano molto particolare, incompiuto, che raramente viene eseguito. Poi passerò alla Seconda Ballata di Chopin, dedicata a Schumann e le Variazioni su un tema di Schumann di Brahms, per concludere con la Sonata n. 1 con la quale il giovane Brahms si presentò per la prima volta in casa Schumann».
Tanto romanticismo indica una precisa scelta di specializzazione in questo repertorio?
«Non credo che specializzarsi in un repertorio sia una responsabilità adatta alla mia età. Soprattutto in Italia è necessario dimostrare di saper affrontare repertori diversi e opere meno conosciute. E io trovo sempre molto gratificante non limitarmi ad approfondire un brano, ma inserirlo in un progetto complessivo, ricercando particolarità e collegamenti con altri. Recentemente ho avuto carta bianca per la registrazione di due cd, uno dedicato a Brahms, che uscirà a breve per IBS Classical, e uno su Schumann che ho registrato da poco per Brilliant Classics. In Schumann, soprattutto, ho combinato opere note e meno note anche inventandomi un personale ordine di esecuzione. Sentivo di avere qualcosa da dire e ho provato a dirlo così. Ed è stato un significativo momento di approfondimento e di crescita. Il programma di questo concerto è anche frutto di questa recente esperienza».
Lo spiegherà al pubblico, come fa spesso?
«Mi piace parlare al pubblico, ma è impegnativo. Lo faccio in dimensioni raccolte o quando è necessario, come quando accosto autori classici alla musica contemporanea, come ho fatto l’anno scorso, anche se è stato complesso perché ho dovuto fare le presentazioni in inglese, poiché ho suonato in varie parti d’Europa e negli Stati Uniti».
Dopo i tanti concerti e concorsi all’estero ha mai pensato che la sua carriera sarebbe più semplice fuori dall’Italia?
«Ci penso, sì. Ma non credo sia più facile farsi strada solo risiedendo all’estero. Ci sono moltissimi bravi pianisti e anche le vittorie di grandi concorsi non definiscono la carriera. La concorrenza è tanta e non facile: per distinguermi, oltre che sulla qualità, sto puntando sulla personalità e per ora non mancano i buoni riscontri.
Qui, poi, ho la fortuna di avere una famiglia che mi sostiene, amici-colleghi con cui sono cresciuto alla scuola di Maddalena De Facci che continua ad essere una guida preziosa. E da poco condivido con mia sorella Vera, anche lei pianista, un ex ufficio dove possiamo suonare in tranquillità e dove stanno prendendo forma nuovi progetti musicali, anche nell’ambito del Sile Classica Festival che con lei e gli altri amici di Iris Musica abbiamo avviato tre anni fa. Quindi no, non ho intenzione di trasferirmi, al momento».
E il futuro?
«Il 23 febbraio sarò a Vienna per il primo concerto di Brahms e in aprile suonerò per la prima volta all’Unione Musicale di Torino».
Marina Grasso
La Tribuna di Treviso
18 febbraio 2025