Suonare News – Settembre 2023
Trionfo alla valenciana
Il giovane pianista di Treviso, allievo di Aldo Ciccolini e Eliso Virsaladze, è andato a conquistare il prestigioso Premio Iturbi di València, che si svolge ogni due anni. Ha vinto 30.000 euro, l’incisione di un cd per Ibs Classical e concerti solistici e con orchestra in Spagna e in altri Paesi d’Europa
Al Palau de la Música di València, per il Premio Iturbi, in oltre 40 anni è passato in giuria il più bel mondo del pianoforte: Alicia de Larrocha, Alexis Weissenberg, Pascal Rogé, i nostri Andrea Lucchesini e Maria Tipo, persino il compositore Joaquín Rodrigo, che con le sue melodie ha incantato più le sei corde degli 88 tasti.
Sul sito ufficiale immagini e testi scorrono in tre lingue. È lo spagnolo che fa più effetto: «Elia Cecino gana el primer premio». Sì, perché a 22 anni, compiuti proprio durante l’Iturbi, a volte il destino è una specie di lampada di Aladino, questo giovane pianista di Treviso ha trionfato a València in un prestigioso (l’aggettivo non è inutile) concorso “di federazione”, cioè iscritto all’Associazione di Ginevra, una specie di marchio “doc” delle competizioni.

⌈ Maestro, complimenti da tutti i lettori di Suonare news, andiamo al sodo. All’Iturbi si vince roba tosta: quanto e che cosa? ⌋
Oltre alla vincita di 30.000 euro, il primo premio include la realizzazione di un cd per Ibs Classical e concerti solistici e con orchestra in Spagna e in altri Paesi d’Europa.
⌈Come si sono svolte le varie fasi del concorso? ⌋
I concorrenti sono stati selezionati lo scorso gennaio via video, con un repertorio diverso da quello che si sarebbe poi suonato a València. Il concorso si è svolto tra fine maggio e inizio giugno al Teatro Principal di València: due prove solistiche e due con orchestra. È risultato meno faticoso di altri perché le quattro prove erano ben distribuite in due settimane. Gran gala finale in cui sono stati proclamati vincitori e relativi premi.
⌈A València ha vinto suonando che cosa, esattamente? ⌋
La struttura delle prove solistiche era libera, ma c’era l’obbligo di presentare una sonata di Mozart e una di Beethoven, almeno due opere di Chopin, una pagina di autore spagnolo e il brano contemporaneo scritto appositamente per il concorso. La prima prova con orchestra era dedicata ai Concerti di Beethoven e la finale aveva in programma un concerto romantico o moderno.
⌈ Lei che cosa ha scelto? ⌋
Il Primo di Tchaikovsky. Sono onorato di aver ricevuto i premi speciali per la migliore interpretazione di Chopin, con la Seconda Sonata op. 35, e per l’esecuzione del Quarto Concerto di Beethoven. La giuria mi ha attribuito una particolare capacità di caratterizzare la musica di stili e compositori diversi, filtrando con la mia sensibilità i dettami filologici che ogni epoca musicale implica.
⌈ Il momento più difficile? ⌋
Probabilmente dopo l’esecuzione del concerto di Beethoven, nei due giorni tra la prima e la seconda prova con orchestra. All’ultima sarebbero stati ammessi solo tre concorrenti. Era molto caldo e nei giorni precedenti avevo accumulato stanchezza. È stato difficile, prima di essere certo di essere passato, trovare la concentrazione e l’energia per continuare a studiare.
⌈ Come si vince il Premio Iturbi? ⌋
Sarebbe ideale suonare in concorso come se si fosse in concerto. Ci sono competizioni in cui avverto maggiore possibilità di respiro e riesco ad esprimermi con sincerità e sicuramente l’Iturbi è stato tra questi. La percezione di un ambiente disteso è fondamentale e dipende da molti fattori, a partire dalla possibilità di gestire con elasticità gli orari di studio e quelli di riposo senza troppi vincoli. In termini pratici, nei giorni del concorso cerco di organizzare le giornate con orari regolari, di riposare o dormire a lungo e di seguire una dieta leggera e proteica. Inoltre, limito l’utilizzo del telefono e dei social network. Dal punto di vista emotivo cerco di non farmi fagocitare dalla tensione: i fattori che possono determinare un successo o un’eliminazione sono talmente tanti che è necessario mantenere una visione equilibrata sull’evolversi della situazione.
⌈ Riavvolgiamo il nastro del tempo: ha ricordi precisi del primo istante in cui si è seduto al pianoforte? ⌋
Relativamente grande, a 9 anni, quindi con un atteggiamento curioso ma razionale, così come mi ero avvicinato ad altre attività extra scolastiche. Mi sono seduto per la prima volta davanti a un pianoforte acustico nella classe della mia insegnante. Ricordo che sono stato subito gratificato dal riuscire ad eseguire con facilità ciò che mi veniva chiesto e che l’istinto mi spingeva a ripetere ogni melodia in modo sempre più rapido.
⌈ La sua formazione musicale? ⌋
Mi sono formato nella scuola in cui ho iniziato a suonare, una realtà in cui la crescita del giovane pianista viene curata in modo personalizzato e atto a valorizzare le peculiarità di ciascuno e mi sono diplomato da privatista a 17 anni, seguito sempre dalla mia prima insegnante Maddalena De Facci, con il vecchio ordinamento nel 2018. Ho integrato il mio percorso con le masterclass che man mano mi sono state indicate per approfondire determinati aspetti tecnici o interpretativi. Due importanti figure che sono state punto di riferimento periodico per me e per la mia scuola, sono Giampaolo Nuti e Riccardo Risaliti. Dopo il diploma mi sono specializzato alla Scuola di musica di Fiesole e all’Accademia del Ridotto di Stradella.
⌈ Il primo incontro con un pianista di fama internazionale? ⌋
Con il maestro Aldo Ciccolini, che nel 2014, con mio stupore, avevo solo 13 anni, mi ha selezionato per quella che si è rivelata la sua ultima masterclass. Era una delle mie prime esperienze di confronto e partecipare alle sue lezioni insieme ad altri pianisti, tutti più grandi, ha insinuato in me un grande senso di responsabilità nei confronti del percorso musicale che avevo intrapreso. Un altro incontro fondamentale è stato con Eliso Virsaladze, con cui studio dal 2019, figura artisticamente carismatica che mi ha aiutato a credere in me per affrontare contesti sempre più impegnativi. Mi perfeziono anche con Boris Berman, esempio di equilibrio e pragmatismo.
⌈ C’è un docente o un musicista a cui deve il pianista che è oggi? ⌋
Sicuramente, la mia prima insegnante, la pianista Maddalena De Facci, con la quale anche oggi mi confronto costantemente. Devo soprattutto a lei non solo la scoperta della mia attitudine musicale ma anche la ricerca della mia identità di musicista e di una forma mentis indipendente.
⌈ Maestro, Horowitz o Glenn Gould? ⌋
Tra i due mi considero più vicino all’approccio di Horowitz, che segue un ideale di recital concepito secondo un progetto chiaro ma funzionale al lasciarsi poi ispirare dal contesto, percependo sul momento l’energia del pubblico con cui si condividono le emozioni.
⌈ C’è un pianista del Novecento che più di altri la emoziona? ⌋
Sono affascinato dalla capacità narrativa di Radu Lupu, ogni scelta interpretativa è convincente. Lupu riserva continue sorprese nella conduzione del discorso musicale, come se si muovesse in un’aura fantastica. Sono molto rammaricato, negli ultimi anni più di una volta avevo acquistato il biglietto per ascoltarlo dal vivo ma i concerti sono stati cancellati: il maestro già non godeva più di buona salute.
Pino Pignatta
Suonare News
settembre 2023
